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Il PD agli indecisi: fidatevi di noi

1 aprile 2008

Pubblicato in: Elezioni 2008

Allegati 1 - Intervista video a Salvatore Caronna
realizzato dallo studio "Mazzanti Media"

"Ognuno di noi conosce almeno una persona indecisa. Bene: scelga lui il modo, la forma, ma l'importante è che da qui al 13 aprile la convinca ad andare a votare e votare Partito Democratico".

È un appello accorato, scandito a chiare lettere davanti alla platea dei militanti e degli attivisti di Zola Predosa dove il segretario ha tenuto un incontro pubblico, quello lanciato da Salvatore Caronna, segretario regionale del PD emilano-romagnolo per "motivare la truppa" in vista del rush finale di questa campagna elettorale.

Segretario Caronna, il refrain di questa campagne elettorale è uno solo: "era da tempo che non si vedeva tanta gente alle manifestazioni della sinistra". A cosa è dovuto tanto entusiamo?
C'è un clima molto bello intorno al progetto del PD, questo è indubbio. Nei giorni scorsi ho girato insieme a Veltroni tutte le città dell'Emilia-Romagna e ho tastato con mano cosa voglia dire la passione che tanti, giovani e meno giovani, stanno mettendo in questo partito. Il motivo? Il ritorno alla politica dopo 15 anni in cui è mancato il "senso di cittadinanza", è mancata la consapevolezza della necessità di grandi partiti per dare risposta ai problemi del Paese.

Il PD come "pensiero lungo", quelli che piacevano tanto ad Enrico Berlinguer?
Negli ultimi 15 anni è passato un messaggio culturale sbagliato: per avere successo quello che conta non è avere delle capacità o aver voglia di lavorare. Quello che conta è sposare il figlio di un miliardario e tutto si risolverà da sé. Il modello "velina", insomma... Nulla di più sbagliato anche perché sotto questo profilo abbiamo avuto un sistema politico con partiti debolissimi, a cavallo tra gruppi chiusi e comitati elettorali, spesso personali di qualcuno e un ruolo predominante, eccessivo per una democrazia, dei potentati economici. Sarà un caso ma quando nel 1994 Berlusconi scende in politica le sue aziende avevano qualche problema di bilancio, ora non solo ha risanato le sue, ma stanno bene i suoi figli e anche la maggior parte dei suoi problemi giudiziari sono stati risolti. Sarà un caso, ma io penso che l'Italia abbia diritto a qualcosa di più, a un moderno sistema politico.

Brinda al "ritorno dei partiti"?
Dico che è così in tutta Europa, in tutte le democrazie. Sarà stupido, ma lei andrebbe più volentieri a curarsi da um medico o da un fioraio?

Risposta ovvia...
Bene, negli ultimi 15 anni è sembrato che la politica la dovessero fare soprattutto coloro che di politica non si erano mai occupati. Anzi, più uno era distante dalla politica e più sembrava titolato ad occuparsene.

Discorsi da alta politica. Poi c'è la tattica: voto utile, splitting. Un dirigente storico della sinistra come Mauro Zani non fa mistero di votare Sinistra arcobaleno al Senato per togliere seggi a Berlusconi. Come valuta questi scenari?
Un dibattito per il solo ceto politico. Un tatticismo inutile che proprio vorrei evitare fosse al centro dell'agenda politica. In Italia ci sono due grandi forze che competono per il governo del Paese: PD e Pdl. Chi vuole essere alternativo alle destre deve votare PD. Noi abbiamo fatto una scelta chiara, netta. E su questa chiediamo il voto degli italiani.

C'è chi dice che chiuse le urne e registrato un pareggio vi metterete tutti insieme. Marx direbbe che il fantasma di Veltrusconi si aggira per l'Italia.
Siamo e saremo alternativi al Pdl. Non ci metteremo insieme. Ci piacerebbe che in Italia ci fosse una destra europea, una destra che davanti alla crisi dell'Alitalia dicesse "mercato, mercato, mercato". Invece abbiamo uno che dice "mio figlio, mio figlio, mio figlio". La nostra destra è corporativa: noi pensiamo all'interesse generale, loro a soddisfare i particolarismi. Sarà un caso che a Roma candidino il capo dei tassisti romani che ha guidato le proteste contro il decreto Bersani sulle licenze dei mezzi privati?

Qual è la sua maggiore paura?
Che il PD e la sinistra continuino ad essere in poca sintonia con i ceti pooplari.

Si riferisce al voto operaio che va a destra. Paolo Nerozzi della Cgil e vostro candidato nel Lazio, in un'intervista a Il Domani, ha affermato che il tema dell'immigrazione ha spinto a destra parte delle tute blu, spaventate dalla concorrenza della Cina e degli immigrati. Condivide questa tesi?
Sabato scorso abbiamo fatto una conferenza operaia del PD a Brescia. È stato un evento molto importante per riallacciare certi rapporti logorati da tempo. Questa questione dovrebbe far riflettere una certa sinistra e anche i sindacati. Dell'immigrazione c'è bisogno, ma si deve saper coniugare accoglienza e rispetto delle regole. L'idea che si debba respingere l'immigrazione a priori è sbagliata: gli immigrati starebbero benissimo a casa loro, se vengono nei nostri Paesi ricchi è perché hanno bisogno di lavorare e noi abbiamo bisogno di loro. Allo stesso tempo si deve respingere l'idea che si possano giustificare atti criminosi "perché sono compiuti dai poveri". Mi sembra di sentire quelli che dicono che in alcune parti d'Italia c'è la mafia perché c'è la disoccupazione. La ricetta è sempre quella: coniugare accoglienza e rispetto delle regole. Quello che ha fatto il tanto criticato Cofferati.

Un'altra parola chiave di questa campagna elettorale è merito o meritocrazia. Cosa vuol dire per un moderno partito riformista premiare il merito?
Significa permettere a tutti di avere la possibilità di costruirsi un futuro migliore. Rompere quell'idea per cui per avere un determinato posto di lavoro devi conoscere qualcuno che ti raccomandi.


Intervista pubblicata su "Il Domani di Bologna" di martedì 2 aprile 2008


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