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Partito Democratico - Emilia-Romagna
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"L'Emilia-Romagna: una guida per lo sviluppo dell'Italia"

19 febbraio 2010

Pubblicato in: Elezioni 2010

Questa la sintesi degli interventi dell'incontro "Conoscenza e innovazione: una Regione che costruisce futuro", organizzato dal Partito Democratico dell'Emilia-Romagna, venerdì 19 febbraio a Bologna.

clicca qui per vedere le foto dell'iniziativa

Marilena Pillati, responsabile Scuola del PD dell'Emilia-Romagna
Qui in Emilia-Romagna siamo ai primi posti a livello europeo in tema di innovazione e proposta pedagogica perché abbiamo saputo anticipare le linee di sviluppo ratificate dalla UE con il Trattato di Lisbona.
Ora però dobbiamo affrontare nuove sfide, le contraddizioni sociali a cui siamo di fronte oggi richiedono un rinnovato impegno, sia in termini di quantità che di qualità.
La scuola pubblica italiana deve tornare ad essere al passo con il nostro tempo e contribuire a creare promozione sociale.
Nel nostro Paese il governo ha messo in campo azioni con l'obiettivo di disinvestire sui sistemi di formazione, tagliando risorse e personale, imponendo le proprie scelte senza il minimo confronto.
Non è questa la riforma di cui ha bisogno la scuola italiana.
Queste politiche rischiano di mettere a repentaglio anche il sistema di formazione emiliano-romagnolo e questo coinvolge la vita e il futuro di tutti i cittadini.
Dobbiamo ripartire da un rinnovato patto tra scuola e territorio.


Simona Caselli, responsabile Università del PD dell'Emilia-Romagna
L'obiettivo perseguito da Vasco Errani in questi anni è anche il nostro: innovare i sistemi di welfare e di conoscenza del nostro territorio.
Qui abbiamo sempre puntato sulla qualità e sull'internazionalizzazione dell'università e della ricerca: il sapere è un tema centrale nel quadro dei diritti che un sistema democratico deve garantire ai cittadini.
A livello nazionale ciò non sta accadendo e le presunte riforme del governo non fanno che disincentivare il sistema di formazione.
Proseguire lungo il solco dello sviluppo del sistema universitario significa riformare in modo accurato la proposta formativa, attrarre ricercatori anche dall'estero e promuovere le eccellenze ma anche innovare la rete dei servizi che gravitano intorno al mondo dell'università.
Penso alla questione delle residenze per studenti, a quella del trasporto legata alla nascita dei poli universitari decentrati e dell'assistenza sanitaria degli studenti fuori-sede.


Patrizio Bianchi, rettore dell'Università di Ferrara
La funzione delle università è radicalmente cambiata nel corso degli ultimi vent'anni.
Oggi sono diventati dei veri e propri motori di sviluppo territoriale.
Per questo occorre ridare dignità e modificare la percezione che i cittadini hanno dei nostri istituti.
L'università, insomma, non è più solamente un centro di formazione professionale, ma un luogo che deve promuovere la formazione civile dei nostri giovani.
Non si tratta più solo di istruire ma di andare oltre: di educare.
Per superare un momento difficile come quello attuale non si può che ripartire da qui, perché le università permettono l'ampliamento della base produttiva dei territori, producendo competenze capaci di generare sviluppo.

Mariangela Bastico, senatrice del PD
Nonostante i tagli del governo noi dobbiamo cercare di garantire un'alta qualità nella proposta formativa, per garantire, con un adeguato modello formativo, i diritti degli studenti.
Oggi lo scopo del governo è quello di indebolire il sistema scolastico pubblico a scapito di quello privato, con rovinose ricadute sulle famiglie, specie per quelle delle fasce più deboli della popolazione.
Occorre ribadire la questione del federalismo fiscale, insistendo sulla capacità degli enti locali di prendere decisioni in autonomia, perché il sapere è una delle leve fondamentali dello sviluppo economico di un territorio.
Bisogna lavorare sull'innovazione della didattica, dei contenuti e sulla formazione professionale.
Qui, in Emilia-Romagna, abbiamo il patrimonio politico e di mobilitazione capace di innovare veramente la nostra scuola.

Stefano Bonaccini, segretario del PD dell'Emilia-Romagna
Dobbiamo raccontare ai cittadini il Paese reale.
A partire da qui, da Bologna, una città che il prima possibile si merita di avere un governo democraticamente eletto.
E spostandosi poi a livello regionale, dobbiamo cercare di garantire i livelli di servizi che sempre abbiamo avuto e che ora il costante attacco del governo al sistema pubblico mette a repentaglio.
Si parla tanto di regione contendibile, io sono convinto che vinceremo e vinceremo bene perché in questa campagna elettorale che ci aspetta vogliamo spostare l'attenzione sulla questione dei programmi.
Noi vogliamo un sistema di governo che ci renda orgogliosi di crescere i nostri figli in un territorio dove sviluppo e servizi vadano di pari passo.
Con il patto contro la crisi promosso dalla giunta Errani si è intrapresa questa strada, mettendo in rete lavoratori, imprese, forze sociali, sindacati.
Ed è con queste basi che vogliamo ricandidarci ad una nuova stagione di vittorie, mettendo da parte le risse e al centro le idee, le nostre le proposte per il futuro di questa Regione e di questo Paese.

Ignazio Marino, senatore del PD
Per me è sempre straordinario venire nella vostra regione, una regione vivace, viva produttiva intelligente.
Il futuro è il tempo in cui vivremo anche noi, se non ci occupiamo di quello non ci occupiamo della vita di ciascuno di noi.
A livello nazionale, purtroppo, il governo sta facendo tutt'altro.
All'inizio dell'anno, in tutto il mondo i parlamenti hanno riaperto i lavori parlando dei temi della crisi, dei problemi reali delle persone, qui si è invece ragionato sui problemi di una sola persona, con la discussione sul processo breve.

Qui si è fatto veramente poco per contrastare la crisi e ancora meno si sta facedo in termini di investimento sullo sviluppo.
A questo si aggiunge il grave stato in cui versa il nostro sistema di formazione e ricerca, che, oggi, penalizza il merito e le giovani generazioni.
Basti pensare che nel nostro Paese i docenti universitari di ruolo al di sotto dei 35 anni sono lo 0,05% mentre, ad esempio, nel Regno Unito sono il 16%.
I giovani ricercatori non tornano in Italia perché temono di non essere valutati in base alle loro capacità.
Questi meccanismi devono cambiare.
Basterebbe seguire la direzioni in cui andrà l'Europa in tema di finanziamenti per i programmi di ricerca e seguire quella linea.
Ma qui non si fa.
Pensiamo alla questione del nucleare.
Al di là dell'impossibilità di garantire un metodo sicuro per lo stoccaggio delle scorie, il passaggio a questa fonte di energia non porterebbe aumenti considerevoli in termini di sviluppo e di creazione di posti di lavoro.
La green economy è la sola risposta: il famoso 20-20-20.
Ovvero l'obiettivo di raggiungere, entro il 2020, il 20% di produzione energetica da energie rinnovabili, la riduzione del 20% della dipendenza dal combustibile fossile e il 20% di efficienza energetica, potrebbe garantire almeno 15mila posti di lavoro all'anno nella sola regione Emilia-Romagna.
Questo é lo sviluppo di cui parlavo, quello su cui vale la pena di investire.
Concludo dicendo che penso che qui stiate facendo un lavoro straordinario, che vorremmo vedere in tutte le regioni in vista del voto.
Il mio auspicio è che questo lavoro prosegua anche dopo le elezioni, perché l'Emilia-Romagna deve essere una guida per il Partito Democratico e per il nostro Paese.




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