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“Una politica all'altezza degli occhi della gente”

17 maggio 2008

Pubblicato in: Relazioni e documenti politici

Allegati 1 - L'intervento di Marco Monari (bozza non corretta)
2 -
L'intervento di Marco Lombardelli (bozza non corretta)

"Comunità e concretezza". Queste le parole d'ordine della tradizione politica emiliano-romagnola che per Pier Luigi Bersani dovranno sfociare nel processo costitutivo del PD, così da garantire un "sincero rapporto con i cittadini e una costante attenzione ai problemi del territorio". La sinistra, sottolinea Bersani, ha infatti bisogno di tornare ad affrontare e fare propri i temi "che riguardano la vita di tutti i giorni", temi concreti, che "la destra ha saputo intercettare proponendo parole e slogan più convincenti". Ciò è avvenuto non solo in Italia, ma in gran parte dell'Europa, anche se, in nessun caso, "alle parole hanno fatto seguito i i fatti". Molto spesso l'unica proposta della destra è stata quella di creare insicurezza, "puntando il dito contro un nemico designato, si tratti della burocrazia, degli immigrati o dell'erario", senza però provare a fornire alcuna soluzione. "È qui che la sinistra può intervenire", insiste Bersani, recuperando la sua funzione di "soggetto capace di avere una visione critica dei processi in atto nella nostra società globalizzata", guardando in faccia i problemi per quello che sono, "senza illudersi con i positivismi o con visioni distaccate dalla realtà delle cose".

Ci vuole, insomma "vicinanza", questa è la parola su cui Bersani insiste maggiormente, una vicinanza raggiunta non attraverso il populismo "che purtroppo funziona" e non solo con l'azione comunicativa "che da sola non basta", ma "con una politica all'altezza degli occhi". Con amministratori capaci di confrontarsi quotidianamente con i problemi degli abitanti del territorio e, in questo senso, "l'Emilia-Romagna rappresenta un esempio virtuoso".

Anche grazie a questi contributi "locali" il PD potrà costituirsi, "diventare partito", avvalendosi poi del dibattito politico, dell'approfondimento culturale e del dialogo con le altre forze della sinistra uscite sconfitte da queste elezioni.
Dall'Emilia-Romagna, conclude Bersani, si sottolineano dunque due avvertenze: la prima è quella di "riuscire ad avere un ricambio, un'innovazione che sia molto legata ad una matrice popolare" che sappia mettere in campo nuovi gruppi dirigenti "selezionati in base a rapporti reali con la società". La seconda è che "gli amministratori emiliano-romagnoli abbiano a cuore come patrimonio proprio la dimensione regionale, che è l'unica che può mettere a sistema politiche propositive di rilievo nazionale".

E sul radicamento nel territorio insiste anche Dario Franceschini il quale invita ad una riflessione sui dati elettorali che indicano un netto passivo del PD nei comuni sotto i centomila abitanti. "Bisogna ripartire dai circoli", propone, a patto però che questi "non si alimentino nel dibattito interno, ma sappiano affrontare i problemi dellle comunità di cui fanno parte". "Questo va fatto con la consapevolezza di aver introdotto qualcosa di positivo nel sistema politico italiano" con l'obiettivo di cambiare e rinnovare l'intero scenario. Ed un rinnovamento c'è stato, ma, ammonisce Franceschini, "non dobbiamo considerare assestata la realtà politica scaturita dalle elezioni"; è un percorso "che stiamo facendo" che ci permetterà di raggiungere i livelli "normali" delle maggiori democrazie europee. Per questo, occorre dialogo, anche con la parte avversa, nell'interesse del Paese. Deve insomma finire, propone il vicesegretario del PD, la "stagione delle alleanza frammentarie", unite solo dalla netta opposizione per la parte avversa.

Serve invece confronto anche se "siamo pronti ad alzare la voce e a vigliare attentamente sul rispetto delle regole". In chiusura, Franceschini affronta il tema della ccostituzione del Partito Democratico, "che dovrà necessariamente passare attraverso il dibattito interno e caratterizzarsi per l'apertura dei gruppi dirigenti che non possono chiudersi in se stessi". "Ci vuole discontinuità - conclude - si deve capire che siamo una cosa nuova perchè, i risultati elettorali lo dimostrano, anche il nostro elettorato è nuovo".

Dall’analisi dei risultati elettorali parte anche il discorso del Presidente regionale Vasco Errani. Dicendosi d’accordo con Caronna, nel suo attacco evita analisi consolatorie e attribuisce la sconfitta non tanto e non solo alla crisi di consensi del Governo Prodi e alla litigiosità dell’Unione. “La destra – afferma – ha conseguito una vittoria culturale prima ancora che politica, proponendo forse per la prima volta un pensiero piuttosto che un sogno propagandistico”. E se Errani condivide la tesi di Bersani, secondo la quale le risposte della destra sono comunque sbagliate, allo stesso tempo afferma la necessità di elaborare un nuovo pensiero alternativo, per riuscire a parlare a quei settori sociali, quale ed esempio “quel capitalismo molecolare che è il motore della nostra economia, che ci percepiscono come lontani se non ostili”. Il PD (“ed è proprio per questo d’altronde che è nato”, precisa il Presidente regionale) dovrà d’ora in avanti elaborare proprio questo nuovo pensiero, puntando secondo la sua visione sul rilancio delle comunità, e delle loro identità, come risposta alle ansie e alle insicurezze generate dalla globalizzazione.

E anche in Emilia-Romagna, prosegue, sarà necessario puntare forte su una forte e rinnovata rappresentanza dei soggetti sociali, che permetta di rispondere anche alle tensioni e ai problemi che più si fa fatica ad affrontare. Non è insomma il caso di sedersi sugli allori e pensare che il 45% raccolto dal PD possa far dormire sonni tranquilli. E proprio per rispondere alle principali questioni sociali che stanno emergendo in tutta la loro problematicità, Errani indica i tre principali punti di intervento delle politiche regionale e locali del prossimo futuro. Esse saranno gli asili nido, “perché solo eliminando le liste si eviteranno pericolosissime guerre tra poveri”, interventi per aumentare l’offerta di case, e forti investimenti sulle agenzie formative, “perché anche e soprattutto mettendo in rete il volontariato e l’associazionismo si potrà favorire la coesione sociale e dare risposte più serene, efficaci e giuste, rispetto a quelle formulate con le ronde, sul tema della sicurezza”. L’ultimo cenno è dedicato al federalismo fiscale, definito una esigenza non più rimandabile, ma allo stesso tempo una questione assolutamente complessa e delicata, “perché se non si sarà capaci di preservare la sostenibilità dell’intero sistema Paese, ne subiremo tutti colpi pesantissimi”. “Sarà un tema fondamentale sul quale confrontarsi con il governo – conclude perciò il Presidente regionale - anche perché, spiega, su questo tema più che su qualunque altro la maggioranza potrà andare in crisi nel tentativo di trovare una sintesi”.


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