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"Primarie: siano la regola, non l'eccezione"- Approvata all'unanimità la relazione di Salvatore Caronna

17 maggio 2008

Pubblicato in: Relazioni e documenti politici

Allegati 1 - La relazione del Segretario regionale Salvatore Caronna

Scarica e leggi la trascrizione dell'intervento di Salvatore Caronna.

Leggi per punti tematici il discorso di Salvatore Caronna:

SOMMARIO
Il saluto alla Polizia di Stato
Il risultato elettorale nazionale e le domande da porsi
Le radici profonde della sconfitta: mai stati maggioranza
L’Italia è un Paese più vecchio, impaurito e povero
Cosa è diventata realmente l’Italia?
Capire meglio il Paese per far vincere l’altra Italia
Il fallimento dell’Unione
Grazie a Romano Prodi
Il progetto del PD: un progetto “per”, non “contro”
La bocciatura della Sinistra Arcobaleno
Le risposte del PD
Sicurezza: il PD non ha più complessi
Il risultato del PD in Emilia-Romagna
Le elezioni amministrative del 2009
Innovare per mantenere i livelli di eccellenza
Prima i programmi, poi le alleanze
La scelta dei candidati: le primarie siano la regola, non l'eccezione
Il lavoro dei prossimi mesi: radicarsi nel lavoro, nella scuola e nelle università
Il partito federale su base regionale

Il saluto alla Polizia di Stato
Carissime delegate e carissimi delegati, sicuro di interpretare il sentimento di tutti voi, voglio innanzitutto rivolgere un saluto non di circostanza a tutte le donne e gli uomini della Polizia di Stato, per l'importante e delicatissimo compito che sono chiamati a svolgere nella nostra regione - nel giorno della loro festa - e che con dedizione ed impegno garantiscono la sicurezza delle nostre comunità. Da parte del PD c'è la consapevolezza che solo attraverso una seria, forte e decisa collaborazione fra istituzioni, cittadini e forze dell'ordine sarà possibile affrontare e risolvere i problemi di una società che sente in modo sempre più acuto l'esigenza di garantire a tutti il diritto di vivere sicuri e liberi. Per questo ancora una volta ribadiamo la nostra vicinanza e il nostro sostegno a tutti coloro che sono in prima fila in questa decisiva funzione.

Il risultato elettorale nazionale e le domande da porsi
Care delegate e cari delegati, con questa assemblea vogliamo dare inizio ad un lavoro - che poi dovrà svilupparsi in tutte le nostre realtà locali, coinvolgere i nostri circoli di base, estendersi nella società - capace di rispondere alle necessità di questa nuova fase politica. Si tratta di un lavoro ed un impegno faticoso e complesso. Non è infatti questo il tempo per analisi di comodo, per suggestioni autoconsolatorie, per tatticismi di scarso interesse. E' il tempo di guardare in faccia la realtà. Lo diciamo, da qui, da una regione che ancora una volta, alla prova che conta, quella del voto, ha saputo portare il Partito Democratico a raccogliere 1.282.534 elettori alla Camera pari al 45,7% (con un incremento di quasi l'1%) e 1.193.939 elettori al Senato pari al 45,4% (con un incremento del 5%). Eleggendo 20 deputati e 11 Senatori. Mai prima d'ora un solo partito aveva ottenuto così tanti parlamentari. Ancora una volta voglio ringraziare quelle migliaia di ragazze e ragazzi, donne e uomini che in modo volontario, appassionato, senza pretendere o chiedere nulla, si sono impegnati nelle piazze, nelle strade, nei luoghi di lavoro e di studio di questa regione facendo la campagna elettorale per il nostro partito. Dobbiamo innanzitutto a loro una risposta seria per il futuro. Walter Veltroni, nella sua relazione al Coordinamento nazionale del partito del 15 maggio scorso, ha declinato, a mio giudizio in modo efficace e convincente, una prima risposta. E con la Conferenza nazionale sviluppato questa riflessione. A nessuno di noi sfugge il dato di fondo, a livello nazionale noi abbiamo subito una sconfitta. Non bisogna girarci intorno. In un sistema bipolare la posta in palio è il governo del Paese. Ed oggi il governo è in mano a Berlusconi e alle destre. Di fronte a questo dato di fatto indiscutibile occorre farsi, a mi avviso, due domande. La prima riguarda il perché, per l'ennesima volta in quindici anni, noi non siamo stati in grado di ottenere la maggioranza elettorale del Paese. La seconda, se il progetto del PD sia la causa di questa sconfitta o se piuttosto, come penso io, sia stato lo strumento che ci ha permesso di evitare una caduta più rovinosa e fatale per ogni ipotesi di cambiamento. A questi due quesiti è necessario provare a dare una risposta credibile, non superficiale. Per farlo sono convinto che il nostro confronto debba essere il più approfondito libero e franco possibile. Per questo, nelle prossime settimane, in tutte le realtà andranno convocate le assemblee provinciali, in tutti i circoli dovrà essere sollecitata una discussione.

Le radici profonde della sconfitta: mai stati maggioranza
Da parte mia, mi permetto di offrire alla discussione alcuni punti di riflessione. Innanzitutto sono convinto che si commetta un errore a limitare l'analisi a questi ultimi anni. Detto in altri termini questa sconfitta ha radici più profonde e lunghe nel tempo. Credo che occorra dirci con franchezza che il problema emerso in queste elezioni non è diverso da quello che abbiamo almeno da quindici anni. Il centro sinistra dal 1994 ad oggi ha governato questo Paese per 7 anni su 14, tuttavia elettoralmente non è mai riuscito ad essere maggioranza nel Paese. E' stato così quando abbiamo vinto nel '96. Abbiamo vinto infatti, perché il centro destra e Lega erano divisi. E' stato così nel 2006. Non avevamo una maggioranza vera né in Parlamento né nel Paese. Possiamo dire che abbiamo ottenuto un sostanziale pareggio. Ecco perché credo che sia innanzitutto necessario partire da una analisi più puntuale su come questo Paese è cambiato in questi anni. Partire cioè da una lettura più adeguata di come è effettivamente l'Italia. Non di come la vogliamo vedere. E poi interrogarci se la proposta politica dell'Unione sia risultata adeguata a promuovere quei processi di modernizzazione rilancio che noi abbiamo auspicato.

L’Italia è un Paese più vecchio, impaurito e povero
Perché il bilancio che possiamo trarre dalla crisi della cosiddetta prima Repubblica ad oggi ci dice che l'Italia, in questi due decenni, si è indebolita. E' un Paese più vecchio, impaurito. E' soprattutto un Paese più povero. Siamo cresciuti meno della metà della media europea. Siamo negli ultimi posti per il livello dei salari; ci sono 6,5 milioni di pensionati che vivono con 550 euro al mese; aumentano le famiglie che scendono sotto il livello di povertà. Il divario materiale, dei servizi, della qualità della formazione fra le varie aree del Paese è enorme. Dunque un Paese diviso più povero, più vecchio e frammentato al suo interno. Un Paese in cui le corporazioni, tutte le corporazioni nessuna esclusa, si sono irrigidite, pronte a difendere con le unghie e con i denti anche il più gigantesco privilegio senza tenere in minimo conto l'interesse generale. Su questo tema Bersani può autorevolmente testimoniare cosa significa provare a cambiare un po' tutti per stare tutti un po' meglio.

Cosa è diventata realmente l’Italia?
Come è possibile infatti, che non ci sia un minimo di indignazione, una rivolta morale, una reazione adeguata nel vedere, ad esempio, che proprietari di gioiellerie dichiarano redditi da fame, o scoprire che più o meno grandi manager hanno compensi spropositati a qualsiasi logica di mercato; o ancora, che è sufficiente essere stati sotto una telecamera senza sapere fare nulla per guadagnare mille volte di più di un ricercatore, di uno che ha studiato anni, di uno che fa un lavoro faticoso e utile. Che razza di messaggio si manda se di fronte a tutto questo non scatta la riprovazione collettiva di una società? Che razza di società è quella che accetta tra il compiaciuto, l'estraniato e il disincantato tutto questo? In altre parole: cosa è diventato realmente questo Paese? Che cosa è oggi l'Italia?

Capire meglio il Paese per far vincere l’altra Italia
Per questo dobbiamo tornare a leggere meglio il Paese, per quello che realmente è. Non per assecondarlo, ma per capirlo meglio; e soprattutto per far vincere quell’altra Italia che c’è e che ha saputo reggere, nonostante tutto, affrontando in questi anni la sfida del cambiamento e dell’innovazione. Gran parte di quella Italia è qui, nel mondo del lavoro, della piccola e media impresa, ma anche della ricerca e di quella politica avanzata che non si rassegna all’idea che per rispondere alle sfide di questi tempi bisogna chiudersi in un fortino per difendere quello che si è e quello che si ha.

Il fallimento dell’Unione
Ecco io credo che l'Unione non abbia saputo rappresentare… quest'altra Italia. Quest'altra Italia che è maggioranza vera. Perché il messaggio che ha mandato - in molte aree del Paese e al Nord in particolare - è apparso poco credibile, a volte addirittura ostile. Non hanno creduto, in poche parole, che mettendo insieme dall'Udeur a Rifondazione Comunista potesse esserci una via attraverso la quale sarebbe stato possibile avere più risorse da redistribuire, garantire la sicurezza delle nostre città in modo serio e difendere efficacemente le parti più esposte e deboli. Ecco perché l'esperienza dell'Unione, cioè l'idea di mettere insieme tutto ciò che era contro qualcuno e qualcosa, ha fallito. Ecco perché, a mio avviso quella formula politica si è esaurita definitivamente e non è più riproducibile.

Grazie a Romano Prodi
Nonostante il lavoro enorme messo in campo da questo Governo il messaggio che è passato è stato quello di una coalizione incapace di ottenere risultati utili al Paese. Sotto questo punto di vista voglio rivolgere da qui - dall'Assemblea del PD della sua regione - un saluto ed un ringraziamento sentito a Romano Prodi, per quello che saputo fare per il suo Paese. Solo una personalità come la sua ha potuto – nel contesto di una coalizione così eterogenea e litigiosa fino all'autolesionismo - centrare l'obiettivo di tirare fuori il Paese da una situazione economica e finanziaria disastrosa come quella ereditata nel 2006. Una situazione - a proposito di fatti - che si era aperta con una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea e che è stata consegnata al nuovo Governo con la sua chiusura. Inoltre mi piace ricordare che la credibilità in politica passa anche, se non soprattutto, dalla coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Ebbene di fronte ai tanti che parlano e poi non fanno Prodi ha sempre fatto seguire ai propri impegni le scelte conseguenti. Lo ha fatto anche nella sua uscita dal Governo, nel modo con cui ha voluto rinunciare a qualsiasi ricandidatura. Nei fatti ha dimostrato serietà, coerenza, fermezza. Un esempio di buona e bella politica. Un esempio di rigore non comune. Anche per questo, indipendentemente dai ruoli che ricoprirà, rimarrà un punto di riferimento per tutti i riformisti di questo Paese.

Il progetto del PD: un progetto “per”, non “contro”
Dunque, se è vero che in questi anni il nostro Paese è profondamente cambiato, generando - prima che politicamente - culturalmente uno spostamento degli orientamenti comuni, se è vero che la proposta dell'Unione non è risultata adeguata a contrastare questa deriva, allora è anche vero che è stato giusto superare l'idea che non basta avere la capacità presunta di vincere, ma, innanzitutto, occorre avere la forza di un progetto capace di governare. Ecco perché rimango convinto che la nascita del PD nella sua scelta di rompere un vecchio schema - attraverso l'affermazione di correre liberi - sia stata la condizione fondamentale per potere impiantare per la prima volta nella storia d’Italia una forza riformista, popolare, a vocazione maggioritaria, in grado di tenere aperta una prospettiva di cambiamento e modernizzazione di questo Paese. Sono tra coloro che pensano che quella scelta sia stata decisiva per sbloccare il sistema politico di questo Paese. Solo grazie a questo atto di coraggio noi oggi abbiamo prodotto un bipolarismo di tipo nuovo. Se oggi l'Italia assomiglia, nella composizione del suo Parlamento, un po' di più alle altre democrazie europee, è in virtù di quella scelta. E questo non è un fatto di poco conto, perché abbiamo contribuito a delineare un campo di competizione politica più avanzato e maturo. Un campo all'interno del quale noi abbiamo tutte le carte in regola per fare avanzare il progetto di un partito riformista moderno capace di rappresentare quella forza popolare in grado di dare una guida sicura all'Italia.

La bocciatura della Sinistra Arcobaleno
In questo contesto credo vada inserita la questione che riguarda la sonora bocciatura dell'esperienza della lista della Sinistra Arcobaleno. A me pare che sia fuorviante - come taluni continuano a fare - considerare responsabile di questo risultato l'atteggiamento tenuto dal PD. Penso che la questione vera - che interroga anche noi - sia piuttosto il fatto che i bisogni, le aspettative, le speranze di una parte di quell'elettorato abbia deciso di non accogliere nessuna delle proposte politiche in campo nel centro sinistra. Scegliendo di rifugiarsi nell'astensione o addirittura cambiando schieramento. Nei prossimi giorni faremo un'analisi dei flussi per capire meglio. Ma mi pare che si possa dire che questo fenomeno di rifiuto verso il centro sinistra vi sia stato da parte di una fascia di elettorato che in passato si era rivolta alle forze della sinistra radicale. Questo ci dice che la scelta di una dimensione conflittuale, antagonista, che non prevede un orizzonte di governo alla fine non paga. E' augurabile, sotto questo aspetto, che il dibattito in corso tra le forze che hanno dato vita all'esperienza della Sinistra Arcobaleno faccia i conti con questo dato. E che si rafforzi l'idea che solo attraverso una piena assunzione della dimensione del governo concreto dei processi è possibile dare una risposta vera alle domande di quel pezzo di società.

Le risposte del PD
Ma questa capacità di risposta tocca anche a noi: il PD non può essere indifferente a quelle istanze. E credo debba porsi il problema di promuovere un’azione in grado di interloquire con le esigenze che vengono lì manifestate. Per questo credo sia giusto, partendo da una impostazione programmatica chiara, incalzare tutte quelle forze che non si vogliono rassegnare a trovare le risposte giuste ai problemi che sono davanti a noi. Sotto questo aspetto, sono convinto che, ad esempio, la nostra opposizione a questo Governo debba essere caratterizzata da un approccio di sfida sul terreno di chi effettivamente è più capace di raggiungere risultati concreti e tangibili. Adesso l’onere della prova spetta a loro. A partire dal terreno del federalismo fiscale, del lavoro, dei conti pubblici, della sicurezza.

Sicurezza: il PD non ha più complessi
Proprio sul versante della sicurezza, si sono generate aspettative spaventose. E, se mi è permesso dirlo, si sono anche prodotti, senza avere ancora ottenuto niente, dei danni, nel senso di possibili degenerazioni nei confronti di singoli gruppi o etnie. Siamo su un versante molto pericoloso. La fermezza nel contrastare ogni forma di illegalità è per noi ovvia. Anzi, a questo proposito penso che possiamo tranquillamente superare quel complesso per cui ogni volta dobbiamo dire che sul tema della sicurezza siamo in ritardo. Qualcun altro, a sinistra, è stato in ritardo. Noi no. Ci siamo messi avanti con i lavori. Basti pensare a quello che hanno fatto in materia i sindaci della nostra regione, da Cofferati a Bologna, a Pighi a Modena, a Matteucci a Ravenna. Da anni conducono con determinazione un’azione coerente di contrasto ad ogni forma di non rispetto delle regole. E si sono fatti carico, pur non avendo né i poteri né le risorse adeguate, di un sentimento di preoccupazione dei cittadini della loro comunità. Dunque il problema è come effettivamente si rendono più sicure le nostre città. E su questo siamo noi che pretendiamo fatti concreti. E pretendiamo anche che ciò avvenga senza generare fobie nei confronti di nessuno. E a tale proposito è bene alzare la guardia da subito. Il clima che si incomincia a respirare in questo Paese non è per nulla tranquillizzante. Ancora una volta, un approccio demagogico e irresponsabile a questo tema può determinare guai seri, e rendere ancora più insicure le nostre città. Di fronte a questo pericolo, come sempre, faremo la nostra parte.

Il risultato del PD in Emilia-Romagna
Voi mi consentirete di non tediarvi oltre sull’analisi del voto in sede nazionale. Avremo modo di tornarci ancora, in più occasioni. Per quello che riguarda il voto nella nostra regione, il dato conferma una tenuta buona del PD. Il PDL si conferma nelle percentuali solite. Vi è un aumento della Lega. Ho letto molte interpretazioni su questo fatto. Fatto tra l’altro non nuovo: anche in passato, la Lega aveva ottenuto un risultato analogo. Non va sottovalutato, ma penso anche che sarebbe sbagliato ingigantirne il significato. È un voto che raccoglie, in modo prevalente, il bisogno di sicurezza. Di garanzie di fronte alle trasformazioni in atto. Nulla di nuovo. È la sfida di questa fase storica. Abbiamo le risorse per affrontarla. Dunque, nel complesso, il nostro è un risultato positivo che conferma un insediamento che ha saputo mantenersi e svilupparsi anche con la nascita del PD. Nelle prossime settimane convocheremo un’assemblea dei circoli. In quella sede affronteremo in modo più dettagliato e approfondito un’analisi su questi dati.

Le elezioni amministrative del 2009
Care delegate e cari delegati. Abbiamo davanti a noi, fra poco meno di un anno, un’altra importante scadenza elettorale. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo e le elezioni amministrative. Elezioni che nella nostra regione coinvolgeranno la grande maggioranza dei Comuni e delle Province. È inutile dire, ad una platea come questa, che si tratta di un passaggio molto importante e significativo. Noi possiamo guardare a questo appuntamento con la consapevolezza di chi sa di potere contare sulla solidità delle nostre amministrazioni, su una politica di buon governo che dalla Regione, ai Comuni, alle Province, ha saputo dimostrare che qui il rapporto con i cittadini è saldo. D’altro canto, anche il voto delle politiche ci dice che il legame tra il PD e la maggioranza degli emiliano-romagnoli è profondo. Ma noi siamo altrettanto consapevoli che questo rapporto di fiducia, questo legame, va sempre rinnovato e rafforzato. È sempre stata questa la nostra forza. Non accontentarsi mai dei risultati raggiunti. Non dare mai per scontato che, in virtù di una tradizione, il consenso per noi fosse automatico. Sapere invece che nulla è dovuto. Tutto deve essere, sempre, ogni volta, conquistato.

Innovare per mantenere i livelli di eccellenza
Per questo, pur vantando in tutti i settori livelli tra i più avanzati del Paese ed in grado di confrontarsi con le realtà europee più moderne e dinamiche, questa regione non intende rinunciare a continuare a promuovere innovazione, a sperimentare nuove e diverse politiche in grado di dare risposte ad una società veloce nel cambiamento, ed esigente nelle risposte. Da questo punto di vista, la scelta voluta in modo particolare dal Presidente della Regione Vasco Errani di promuovere, attraverso uno strumento di governo come il Piano Territoriale Regionale, un vasto confronto nella società per dare nuovo impulso ed una visione strategica dell’Emilia-Romagna, è un passo importante e fondamentale. Vogliamo essere noi i portatori di quelle linee essenziali di innovazione, capaci di produrre un nuovo sviluppo per questa regione. L’idea di una regione che va fino in fondo, e con decisione, sulla strada di rendere questo territorio sempre di più un sistema capace di dare insieme la risposta di cui ha bisogno, è quella giusta. Fare sistema tra e con le città, fare sistema nelle infrastrutture, fare sistema nelle politiche sociali. Promuovere, cioè, un salto nella capacità di superare la logica dell’ognuno per sé. Esaltare l’idea che oggi – più che mai – è necessario costruire insieme, con la dimensione adeguata ad affrontare la competizione globale, le politiche. Solo così l’Emilia-Romagna sarà in grado di proiettare nel futuro quelli che sono i suoi attuali livelli di eccellenza.

Prima i programmi, poi le alleanze
Noi vogliamo, anche come partito, promuovere un’azione che renda ancora più stringente un lavoro sulla necessità di continuare a innovare per preservare i livelli di eccellenza del territorio. A tale proposito, sottolineo anche il lavoro della Commissione sul progetto del prof. Patrizio Bianchi, che voglio ringraziare per il contributo che ha dato, e i cui esiti discuteremo nel corso di questa assemblea. È nostra intenzione, come Esecutivo del PD dell’Emilia-Romagna, promuovere un lavoro continuativo, attraverso la promozione di una serie di conferenze tematiche da sviluppare da qui al 2009. Si tratta di mettere insieme una elaborazione politica e programmatica, in grado di interloquire con tutti i settori della società. Chiamando a raccolta, in uno sforzo comune, tutte le energie presenti nella regione. Il nostro intento è quello di offrire una discussione, una elaborazione programmatica, in grado di rappresentare un elemento di forza in vista delle prossime scadenze. Infatti, la mia opinione è che nei prossimi tempi al centro della nostra azione debba esserci il programma che vogliamo realizzare per le nostre comunità. Si è discusso molto, in queste settimane, su come prepararci all’appuntamento delle amministrative in termini di alleanze. La mia opinione è identica a quella che ha espresso Walter Veltroni nella sua relazione al Coordinamento nazionale. Uscire dalla fuorviante alternativa tra alleanze e autosufficienza. Detto in altri termini, il nostro problema è quello di promuovere, sulla base di un impianto programmatico solido, concreto e credibile come proposta di governo, le alleanze compatibili con quell’impianto. E visto che le amministrative sono elezioni in cui si vota per il proprio comune, l’aspetto programmatico, dal tratto civico, diventa ancor più importante nella definizione delle proposte di governo e di conseguenza nella ricerca delle alleanze. Per questo, a mio avviso, noi dobbiamo in ogni realtà aprire un confronto nella società, e con la società, per definire il programma più adatto e capace di affrontare i problemi di ogni singola comunità. Lo dobbiamo fare con spirito aperto, con volontà di collaborazione con tutti coloro che intendono assumersi seriamente, lealmente e definitivamente una responsabilità di governo. Coalizioni contro non ne facciamo più. Coalizioni serie, per obiettivi chiari e precisi, con tutti coloro che sono disponibili, le facciamo sempre.

La scelta dei candidati: le primarie siano la regola e non l'eccezione
In questo contesto, di grande rilievo diventa la scelta delle nostre candidature alla carica di Sindaco o di Presidente della Provincia. Non c’è ombra di dubbio che con l’elezione diretta la personalità che viene indicata assume un rilievo decisivo. A tal proposito, credo sia utile chiarirci bene su un punto. A nessuno è concesso il lusso di pensare di trasferire il tema degli equilibri interni sullo scacchiere delle scelte delle candidature. Noi dobbiamo scegliere sempre e solo il candidato migliore, quello che ha più possibilità di fare bene il mestiere al quale è chiamato. Per cui a nessuno deve essere chiesto da dove viene, ma solo dove va, e soprattutto se è capace di andarci bene e con passo sicuro e veloce. Per questo, penso che questo autunno, quindi con largo anticipo sulla scadenza, andranno definite tutte le candidature per i vari livelli. A luglio, dopo l’assemblea nazionale, definiremo il nostro Statuto regionale e, successivamente, un regolamento – anche in vista di quello nazionale – per definire le procedure della selezione delle candidature. Vogliamo prepararci per tempo, sul piano organizzativo e regolamentare, affinché le primarie siano la regola e non l’eccezione nella scelta dei candidati. Laddove invece – e mi riferisco in modo particolare ai Sindaci o ai Presidenti di Provincia al primo mandato – vi sia un largo consenso alla loro riconferma, ci si muoverà come deciso dallo Statuto nazionale.

Il lavoro dei prossimi mesi: radicarsi nel lavoro, nella scuola e nelle università
Dunque ci attende una fase impegnativa, dove far vivere, in un rapporto fecondo con le tante forze che guardano a noi, un ulteriore accelerazione alla costruzione del partito. In questi mesi abbiamo fatto un buon lavoro. Abbiamo costituito quasi 700 circoli in tutta la regione. In tutti i coordinamenti territoriali vi sono i segretari eletti. Sta procedendo l’elezione dei vari organismi dirigenti e dei vari esecutivi. In autunno, andremo all’elezione della Direzione regionale del partito. Rispetto ad altre realtà, dove ancora non sono stati costituiti i circoli di base, possiamo dire di essere avanti. Ma non ci basta. Abbiamo bisogno di radicare ulteriormente il partito. In modo particolare laddove da tempo abbiamo una presenza insufficiente. Penso in modo particolare ai luoghi di lavoro, alle scuole e alle università. E per questo penso che i prossimi mesi, anche in virtù del fatto che partirà una campagna di tesseramento che supererà i certificati di fondazione, dovremo concentrare lì in modo particolare la nostra attenzione.

Il partito federale su base regionale
Discuteremo di questo con più attenzione nella seduta relativa allo Statuto. Rimane davanti a noi, tutto da svolgere fino in fondo, il tema di un vero partito federale su base regionale. In questi mesi non è stato così. Non poteva essere così. Tuttavia, ora si apre una sfida anche per noi. Fare vivere concretamente l’idea di un partito nazionale capace di ribaltare la piramide. Si parte dal territorio, per definire una linea nazionale e non viceversa. E su questo c’è ancora molto da fare. È un terreno sul quale occorre incominciare a seminare. Sotto questo aspetto, penso, possiamo lavorare partendo dall’esempio su alcuni temi quali il federalismo fiscale, la sicurezza, le politiche dell’integrazione, le priorità nel finanziamento delle infrastrutture necessarie per il Paese. Per proporre una impostazione in grado di avere un valore nazionale. È il lavoro di questi mesi e siamo nelle condizioni di farlo. Il partito dell’Emilia-Romagna è nelle condizioni di reagire positivamente ai risultati elettorali nazionali. Sta crescendo sul territorio una nuova leva di dirigenti, che noi dobbiamo sapere valorizzare e far crescere ulteriormente. Ci sono in sostanza le energie per affrontare con fiducia il nostro cammino. Il nostro compito – di tutti noi – è evitare di deprimere, attraverso vecchie pratiche, questa spinta che si è manifestata con la nascita del PD. Evitiamo la riproposizione di logiche correntizie oramai anacronistiche e proviamo invece a praticare l’esercizio bellissimo di favorire la discussione libera, aperta. Qui, in questa regione, siamo nelle condizioni di dare un grande contributo in questo senso. Facciamolo con la passione e l’impegno di cui siamo capaci.








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