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Riforma del Titolo V: la ragioni del Sì

29 settembre 2016


25 Consiglieri regionali del PD hanno sottoscritto un documento che esprime le ragioni del loro Sì al Referendum Costituzionale del 4 dicembre prossimo, a partire dagli importanti interventi previsti dalla Riforma sul Titolo V.

Il testo del documento con i firmatari.

                                                                                          

Riforma del Titolo V: le ragioni del Sì

 

Il 4 dicembre Il nostro Paese sarà chiamato ad esprimersi sulla Riforma Costituzionale votata in via definitiva, dopo sei letture, dal Parlamento italiano con una maggioranza del 57% di voti favorevoli e che sarà legge solo se anche i cittadini italiani si esprimeranno favorevolmente nel prossimo referendum.

In qualità di Consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna, siamo convinti, a maggior ragione vista l'importanza di questo voto, che l'espressione da parte dei cittadini debba essere pienamente consapevole e che il voto referendario debba essere espresso tenendo conto innanzitutto dei contenuti della riforma.

Per questo diventa indispensabile puntare sul merito di una riforma, che non tocca minimamente la prima parte della Costituzione e i suoi principi fondamentali, intervenendo esclusivamente sulla seconda parte e quindi sull'assetto istituzionale del Paese, con un solo obiettivo: far sì che istituzioni più efficienti ed efficaci siano la garanzia e lo strumento per meglio attuare la prima parte. 

A tal proposito, in qualità di Consiglieri Regionali, ci sentiamo di porre l'accento sull'importante intervento sul Titolo V della Costituzione, per ridisegnare le competenze e le responsabilità dei vari livelli di governo al fine di fornire una risposta alla domanda posta unanimemente da diversi anni; chiarire cosa sia di responsabilità Statale e cosa delle Regioni e degli Enti territoriali, rimediando ai conflitti di competenza tra Stato e Regioni.

Questi quindici anni infatti ci hanno purtroppo lasciato in eredità oltre 1.590 ricorsi tra Stato e Regioni, più di cento ogni anno, dovuti proprio al conflitto di competenza.

La Riforma perciò è intervenuta ridefinendo le competenze legislative dello Stato e quelle delle Regioni, superando la legislazione concorrente che tanti conflitti ha determinato in questi anni con conseguente empasse legislativa e costi rilevanti per il sistema pubblico e soprattutto la perdita di opportunità e di competitività del sistema paese nel suo complesso. 

Con la Riforma ritrovano quindi una competenza esclusivamente nazionale una serie di politiche, dall’energia al turismo, che devono avere necessariamente una dimensione di questo tipo, al fine di garantire una modalità unitaria di intervento e quindi una maggior efficacia e uniformità su tutto il territorio nazionale.

Ciò nonostante, la formulazione dell'art. 116, fornisce un rilevante strumento di autonomia alle Regioni più virtuose sotto il profilo del bilancio, consentendo a queste ultime di accedere a forme e condizioni particolari di autonomia in alcuni ambiti di competenza esclusiva dello Stato tra i quali sono inclusi: il governo del territorio, le politiche attive del lavoro, l'ordinamento scolastico, la tutela dei beni culturali, l'ambiente, il turismo, il commercio con l'estero. 

Viene dato vita in sostanza ad un federalismo differenziato, selettivo e meritocratico, che punta a premiare le Regioni più virtuose.

Come legislatori regionali vediamo come una evoluzione positiva anche la definizione di un percorso legislativo più chiaro nei tempi di approvazione delle leggi e con la possibilità per le autonomie di essere coinvolte, in una sede istituzionalmente rilevante, con iter codificati nella fase ex-ante dei provvedimenti, con l’obiettivo di migliorare anche la fase di attuazione territoriale delle leggi stesse, elemento di debolezza strutturale del nostro Paese. Un miglior confronto tra livelli istituzionali porterà anche a una maggiore qualità del prodotto legislativo finale.
In tal senso il coinvolgimento dei Consiglieri regionali nel nuovo Senato consentirà un miglior raccordo delle politiche nazionali con le esigenze territoriali.

Come Consiglieri emiliano-romagnoli infine esprimiamo la nostra soddisfazione in quanto la Riforma obbligherà tutte le altre Regioni a statuto ordinario ad intervenire sui propri costi di funzionamento, così come fatto dalla nostra Regione con la legge n. 1/2015 da noi fortemente voluta e promossa.

Diventeranno perciò obbligatorie per tutte le regioni a statuto ordinario: 

- la parametrazione delle indennità dei Consiglieri regionali al Sindaco del comune capoluogo con l'obbligo di una indennità inferiore a quella del Sindaco;

- l'azzeramento dei fondi di funzionamento per i gruppi consiliari.

Alla luce di quanto espresso, il merito della riforma Costituzionale per quanto attiene il nuovo rapporto tra Stato e Autonomie locali, rafforza ulteriormente le ragioni del nostro SI, che trovano nel superamento del bicameralismo paritario, senza far venir meno le garanzie costituzionali fin qui vigenti, nel rafforzamento degli strumenti di partecipazione e nella razionalizzazione e riduzione dei costi della politica senza intaccare i costi della democrazia, ragioni altrettanto forti per chiedere ai cittadini di votare SI. 

Le Consigliere e i Consiglieri

Mirco Bagnari, Gianni Bessi, Giuseppe Boschini, Stefano Caliandro, Paolo Calvano, Enrico Campedelli, Alessandro Cardinali, Massimo Iotti, Francesca Marchetti, Gian Luigi Molinari, Lia Montalti, Roberta Mori, Giuseppe Paruolo, Roberto Poli, Giorgio Pruccoli, Valentina Ravaioli, Manuela Rontini, Andrea Rossi, Nadia Rossi, Luca Sabattini, Luciana Serri, Ottavia Soncini, Katia Tarasconi, Marcella Zappaterra, Paolo Zoffoli



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