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Diritto studio, Ghizzoni e Lenzi “Moduli Isee da modificare”

22 gennaio 2016

Pubblicato in: Attualità

“Il valore dell’Isee per l’accesso a tutte le prestazioni del diritto allo studio sia calcolato, in sede di dichiarazione sostitutiva unica e a cura dei Caf, escludendo dal reddito del nucleo familiare gli importi delle borse di studi e degli altri eventuali corrispettivi incassati come prestazioni del diritto allo studio”: le deputate del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione, e Donata Lenzi, capogruppo in Commissione Affari Sociali, hanno presentato un’interrogazione ai ministri del Lavoro e dell’Università sui problemi lasciati aperti in tema di diritto allo studio universitario dalla modulistica approntata per il calcolo Isee 2016.

Nell’anno in cui verranno erogate maggiori risorse a sostegno del diritto allo studio, a garanzia delle opportunità di formazione personale e per ridimensionare considerevolmente l’anomalia dell’”idoneo senza borsa”, la modulistica approntata per il calcolo Isee relativo all’anno 2016 non aiuta a risolvere tutti i problemi emersi nel primo anno di applicazione della nuova normativa. La denuncia arriva con un’interrogazione ai ministri del Lavoro Poletti e dell’Istruzione Giannini presentata dalle deputate del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione, insieme alla collega Donata Lenzi, capogruppo in Commissione Affari sociali. “Le nuove istruzioni Isee risolvono alcuni aspetti problematici – spiegano Ghizzoni e Lenzi – ma non chiariscono in maniera definitiva uno snodo fondamentale, ovvero il problema relativo all’inclusione nei redditi delle provvidenze provenienti da prestazioni del diritto allo studio universitario, nel caso in cui ci si appresti a fare domanda della stessa tipologia di prestazioni nell’anno successivo”.

In sostanza, l’ammontare del beneficio di cui si è goduto nell’anno precedente non può contribuire ad accrescere il reddito su cui si calcolerà il diritto al beneficio nell’anno in corso. Il principio è sancito dal Dpcm del 2013 e la stessa Inps ha risposto nei medesimi termini agli studenti che chiedevano chiarimenti sul punto, ma il fatto che il calcolo dello scorporo del reddito della borsa di studio dal modulo Isee resti a carico all’ente erogatore finisce per intasare di ulteriore lavoro burocratico le Aziende regionali per il diritto allo studio universitario e per determinare errori e applicazioni difformi sul territorio nazionale.

“La questione – continuano Manuela Ghizzoni e Donata Lenzi – non è stata affrontata in maniera chiara nelle istruzioni Isee valide a partire dal 1° gennaio 2016. E dire che piccoli scostamenti dell’Isee possono tradursi nella possibilità o meno per lo studente di accedere ai benefici. Non si dimentichi poi il caso dello stesso nucleo familiare che conta più studenti universitari che beneficiano delle prestazioni del diritto allo studio: ne risulta un Isee familiare accresciuto, che può determinare la mancata erogazione della prestazione”. La questione è resa ancora più complessa dal fatto che il diritto allo studio universitario comprendono oltre alle borse anche altre tipologie di benefici. Ad esempio, le collaborazioni a tempo parziale degli studenti con le università generano un corrispettivo economico che non rientra nella normativa prevista dal citato Dpcm. “Per tutta questa serie di ragioni – concludono Ghizzoni e Lenzi – abbiamo interrogato i ministri competenti per chiedere se non sia comunque opportuno stabilire che il valore dell’Isee per l’accesso a tutte le prestazioni del diritto allo studio debba essere calcolato in sede di dichiarazione sostitutiva unica e a cura dei Caf, escludendo dal reddito del nucleo familiare gli importi di borse di studi e degli altri corrispettivi incassati nell’ambito delle medesime prestazioni a favore dei componenti del nucleo familiare”.


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