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L'intervento di Marco Macciantelli alla direzione regionale

23 gennaio 2014

Pubblicato in: Attualità

La relazione del responsabile Enti Locali del PD dell'Emilia-Romagna, Marco Macciantelli sulle elezioni amministrative.

Questa primavera, nella nostra regione, vanno al voto per le amministrative, oltre che per le europee, 263 Comuni, 225 sotto i 15.000 abitanti, 38 sopra, 5 città come Cesena, Ferrara, Forlì, Modena e Reggio Emilia. Ricordo che, a seguito delle fusioni previste, i Comuni, in Emilia-Romagna, diventano 340, rispetto ai precedenti 348.

L'assemblea legislativa regionale, dopo la vittoria dei sì ai referendum, ha approvato la nascita, dal 1° gennaio 2014, di 4 nuovi Comuni, tramite la fusione di 12.

E' un fatto del tutto inedito, nel segno dell'autoriforma del sistema istituzionale locale, non predicata, ma realizzata, che va unito agli effetti della legge regionale 21 del 2012 sulle Unioni dei Comuni e alla gestione, che non ha equivalenti, del patto di stabilità regionale.

Non voglio trascurare le Province, in relazione alle quali, come sappiamo, siamo in attesa del passaggio al Senato del ddl approvato alla Camera il 21 dicembre scorso, e che, salvo sorprese, dovrebbero essere trasformate in Enti di secondo grado, col contestuale avvio delle Città metropolitane.

Inizio con un'avvertenza: con la crisi, negli ultimi sei anni, è cambiato il mondo. Sono stati gli anni dell'austerità e dei tagli, motivati dai vincoli europei, ma anche dai nodi strutturali italiani.

Tagli destinati a pesare sul futuro. Per intenderci: anche se vi fossero timidi segnali di ripresa, con una questione sociale così intrecciata alle istituzioni di prossimità dovremo continuare a fare i conti.

Come dice Ilvo Diamanti, sono stati gli anni del "federalismo delle chiacchiere". In particolare, del balletto sulla prima casa.

La crisi globale comincia nel 2008, e, dal 2008 ad oggi, non si è fatto che parlare di come togliere e mettere, rimettere e togliere, l'imposta sulla prima casa. Prima l'Ici, poi l'Imu, ora la Iuc. In una situazione di incertezza che mette a rischio l'ordinata programmazione dei bilanci, che mette in discussione la concreta possibilità di farli.

A questo punto ci ha condotto soprattutto il cinismo con cui il centrodestra ha trattato la materia.

Ma forse è giunto il momento per esprimere un giudizio politico più generale: l'abolizione indiscriminata dell'Imu sulla prima casa, quella che non fa distinzioni di reddito e di patrimonio, è stata un errore.

La lealtà verso il governo non significa non vedere che, sul rapporto con gli Enti locali, ancora non ci siamo.

In vista delle prossime elezioni amministrative, non dobbiamo sottovalutare il peso della questione del prelievo fiscale. Sia in relazione al mancato funzionamento di un corretto pluralismo istituzionale, sia, fatto ancora più rilevante, relativamente al tema dell'equità.

E' del tutto giustificata la mobilitazione dei sindaci indetta a Roma dall'Anci nazionale per mercoledì 29 gennaio.

Nella riunione del direttivo dell'Anci regionale di ieri si è convenuto di rendere più forte e netta l'interlocuzione con il Governo perché si dia una rivisitazione di tutta la materia che oggi risulta confusa e pasticciata.

In questi giorni abbiamo assistito ad una situazione di caos,  con tanta gente disorientata in fila davanti nei nostri Comuni a chiedere spiegazioni.

A questo proposito va sottolineato il valore dell'iniziativa assunta dai Comuni della nostra regione per evitare di far ricadere sui cittadini il pagamento di una specie di Imu postuma, sopravvissuta alla cancellazione dell'Imu, relativamente all'aliquota dei Comuni.

Altrettanto giusto, il suggerimento di un tributo sul gioco d'azzardo, coerentemente con politiche di riduzione del danno che tale pratica sta producendo nelle nostre comunità. La partita su questo non può dirsi conclusa; il Governo dovrà essere ulteriormente sollecitato per un'imposta sul gioco d'azzardo che ha detto di condividere.

Ecco: guardando alle prossime elezioni, non dobbiamo nasconderci i problemi. Non dobbiamo sottovalutare nulla.

Nella tornata delle amministrative del maggio 2013, abbiamo vinto; ma l'Istituto Cattaneo, sulla base dei valori assoluti, valuta che il Pd abbia subito una contrazione pari quasi al 40% dell'elettorato che lo aveva scelto nelle elezioni politiche di pochi mesi prima, il 24 e 25 febbraio.

Vi è stata anche una significativa inversione di tendenza. Il M5s, in quella circostanza, ha raccolto meno di un terzo dei voti ricevuti nelle elezioni politiche di febbraio.

Certo: una formazione tutta centrata sulla figura di Grillo, a livello locale, ha meno presa. Ma non dimentichiamoci mai che la logica antisistema è pronta a gonfiare le vele non solo dell'antipolitica, ma anche di un vero e proprio "progetto politico" che non manca di porsi, soprattutto qui, come alternativo al Pd.

Senza trascurare il fatto che, dove c'è il secondo turno, il candidato del M5s è in grado di catalizzare il voto del centrodestra, come già si è visto, in una specie di "tutti contro il Pd".

Nelle elezioni politiche dello scorso febbraio, in Emilia-Romagna facciamo un po' più argine al M5s, ma l'esito, come sappiamo, è quello della contendibilità.

E' arretrato di meno, nelle ultime amministrative, chi ha saputo formulare una proposta più legata al territorio. Qui da noi, come a Imola.

Dobbiamo al contempo sapere che, oggi più che mai, il buon governo non basta più, che occorre cogliere e interpretare un malessere che è diventato profondo.

La legge 81 del 1993 è una delle poche cose che, nonostante tutto, negli ultimi vent'anni, ha funzionato, in un sistema istituzionale che ha uno straordinario bisogno di riforme.

Proprio la legge 81, da un lato, sollecita candidati credibili per l'elezione diretta, dall'altro solide coalizioni.

In questa fase il Pd sul territorio ha una missione: unire spirito civico e politica, comunità e coalizione. Chi intende impegnarsi, dentro e fuori i partiti. Evitando che il civismo venga cannibalizzato dal M5s.

Le primarie, quindi, non come un fatto burocratico. Perché lo prevede lo statuto. Non per delle rese dei conti. Ma per dare il segno di una nuova cittadinanza attiva.

Cerchiamo di fare emergere le nostre proposte con la comunità e per la comunità.

C'è da tempo un'area, anche nel centrosinistra, insofferente verso i partiti. Ci sono persone che han voglia di esserci, di contare, fuori e oltre il perimetro della politica organizzata. Non si tratta di andar dietro a chi si limita ad agitare i problemi, ma di farsi dare una mano da chi ha voglia di risolverli.

Il civismo, peraltro, non è una novità, ma, ormai da anni, un fatto strutturale. Ricordo una ricerca, svolta dall'Università di Bologna, sui Comitati di cittadini, dedicata al nostro contesto territoriale, che risale al 1999.

Attenzione: non si tratta solo di "aprire" alle liste civiche. Sarebbe ben strano che trattassimo proprio il civismo come un soggetto politico. Si tratta, piuttosto, di rivedere l'intera proposta per il governo locale dal punto di vista del servizio da rendere alle comunità.

Se guardiamo all'"istantanea" del centrosinistra di 5 anni fa e ancor più di 10 anni fa, siamo di fronte ad ere geologiche del tutto superate. Quel centrosinistra non c'è più. Anche noi siamo cambiati. Semplicemente, il ruolo del Pd va orientato per costruire un progetto nuovo, non chiuso nei recinti della politica, ovviamente con chi ci sta.

Poi è utile una cornice di profilo regionale, alla quale stiamo già lavorando insieme al regolamento che questa sera viene presentato e che fissa le primarie entro il 2 di marzo.

Concludo, con un invito alla riflessione, su un punto.

Dobbiamo guardare ai nostri competitori, dal centrodestra al M5s, senza sottovalutare nessuno, con l'occhio e l'orecchio rivolti soprattutto ai nostri cittadini, affidando alla politica la responsabilità di risposte adeguate, sul piano della qualità dei programmi e dell'etica pubblica.

Non dimentichiamo mai che - anche in questo passaggio - la sfida vera continua ad essere quella del governo della crisi.



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