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Non solo con il bilancio si gestisce un comune

7 gennaio 2014

Pubblicato in: Dichiarazioni

L'analisi del responsabile Enti Locali del PD dell'Emilia-Romagna, Marco Macciantelli, pubblicata su l'Unità di martedì 7 gennaio 2014.

Giustamente, a un Comune, si chiedono impegni concreti. Per realizzare i quali occorrono risorse. Anche se ci sono cose che non dipendono (solo) dai soldi. Conta la prestazione. Conta la relazione. Il legame sociale. Lo spirito civico. Il senso di comunità.

Abbiamo alle spalle gli anni delle chiacchiere sul federalismo. Non la riforma del sistema, ma qualcosa di residuale, di meramente contabile. L'Imu è nata con queste premesse, nella maggioranza di centrodestra, nel triennio 2008-2011, un istante dopo la cancellazione dell'Ici sulla prima casa, con l'idea di applicarla dal 2014. Poi ripresa da Monti, anticipata al 2012, di nuovo estesa alla prima casa e gravata del precedente mancato gettito.

Sono stati gli anni schiacciati tra un'economia in sofferenza e uno Stato in affanno. Crisi e tagli. Con progressivo spostamento dalla legislazione alla decretazione (non senza eccessi). Questione democratica (il mancato rispetto del pluralismo istituzionale) e questione sociale (il lavoro perduto e quello che non c'è), in una specie di nodo scorsoio stretto intorno alla gola dei Comuni.

Gli anni che ci hanno insegnato alcune cose. Gli interventi dirigistici sono inefficaci. Lo Stato centralista non è la soluzione: non perché forte, ma perché debole.

Occorre superare ogni forma di autosufficienza. Il bilancio di un Comune deve promuovere qualcosa di più ampio. Non è in grado di soddisfare ogni attesa. Non può essere "tutto", semmai una parte, regolatrice, in modo flessibile, delle relazioni sociali.

Sapendo che si stanno aprendo molti fronti. Lavoro dipendente, precario, giovani, pensionati, ma anche lavoro autonomo, insieme ad un ceto medio messo a dura prova. Un Comune non è solo equilibri di bilancio. E' anche equità. E' anche crescita.

Con un particolare attenzione agli "invisibili". Non si tratta di assecondare chi grida di più. Ma capire chi ha più bisogno. Domandandosi: stiamo davvero facendo ciò che serve per cogliere il disagio, per rendere possibile la sua presa in carico?

La dignità delle persone, di cui si fa spesso racconto, ha molto a che fare con chiare scelte di campo.

Lasciando da parte ogni atteggiamento rivendicativo, i Comuni non sono un intralcio: al contrario, sono il vero sostegno, nella transizione, contro la crisi. L'istituzione più prossima, non alla retorica, ma al dramma del rovescio possibile nella nuova società del rischio.

I Comuni, nella dimensione orizzontale del territorio, tessono la rete che tiene insieme capitale sociale ed economia civile.

La realtà è che il sistema autonomistico, negli anni che abbiamo alle spalle, è profondamente cambiato. Tra riqualificazione della spesa, il fare di più con meno, gestioni associate, riordino, nuova economia sociale di comunità.

Eppure i problemi che gravano sul governo locale, invece di risolversi, sembrano persistere. Il 2013 si è chiuso con la gran parte dei Comuni che non hanno potuto approvare i bilanci del 2014. Ormai è saltato il principio dell'anno solare, siamo a scavalco tra un anno e l'altro.

Certo: l'esercizio provvisorio non è una tragedia. Però non è neanche una condizione di normalità. Un bilancio approvato molti mesi più tardi quanto meno non garantisce, in un contesto di auspici di "conti in ordine", la "puntualità nei pagamenti".

A nessuno fa piacere il tributo sulla casa. Ma dal 2008 ad oggi la promessa elettorale del centrodestra di una sua cancellazione ha prodotto solo un balletto estenuante. Senza ancora un punto fermo.

Vista dal punto di vista di un Comune, è come se un organismo fosse costretto ad un continuo cambio di sangue, senza che esso venga completamente restituito. Alla fine non può che risultare debilitato.

La richiesta dei sindaci dell'Emilia-Romagna di non far ricadere sui cittadini il pagamento di una specie di "Imu fuori tempo massimo", relativamente all'aliquota di spettanza dei Comuni, è del tutto ragionevole. Altrettanto lo è il suggerimento di una imposta sul gioco d'azzardo, coerentemente con politiche di riduzione del danno che tale pratica sta producendo nelle nostre comunità.

Non sarà semplice trovare una soluzione, ma è corretto attendersi che la voce dei sindaci venga ascoltata.

Marco Macciantelli, sindaco di San Lazzaro di Savena (BO) e responsabile Enti Locali PD Emilia-Romagna




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