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8 marzo. Vogliamo una legge che non sia quella del pił forte

6 marzo 2013

Pubblicato in: Iniziative e progetti

Allegati 1 - La locandina
2 -
La cartolina

Nel 2012, nella regione Emilia-Romagna, 15 sono state le donne uccise per mano di "ex" partner, mariti, fidanzati, spesso tra le mura domestiche.

A questo dato si aggiungono le 17 vittime del 2011.

Sono morti che non destano clamore, che passano in silenzio  nell'indifferenza generale, un fenomeno taciuto e sommerso che non genera allarme sociale. I femminicidi sono solo la punta dell'iceberg del fenomeno: sono migliaia le donne che tutti i giorni si trovano a fare i conti con diverse forme di  violenza (fisica, sessuale, psicologica, economica, persecuzioni, ecc.).

Nel mondo la violenza è, infatti, la prima causa di morte e invalidità permanente per le donne fra i 16 e 44 anni, ancora prima del cancro e degli incidenti stradali.

La Conferenza delle donne democratiche del PD Emilia-Romagna ha deciso che non si può rimanere a guardare: occorre rafforzare ed estendere gli interventi di contrasto ma soprattutto quelli di prevenzione del fenomeno dalle profonde radici culturali.

Il percorso, iniziato l'8 marzo 2012 e proseguito attraverso incontri con la regione Emilia-Romagna, le associazioni femminili, i Centri di documentazione delle donne e i Centri antiviolenza operanti sul  territorio, ci ha fatto scegliere di proporre quale strumento una Legge regionale di iniziativa popolare. Negli ultimi mesi la Conferenza delle Democratiche  dell'Emilia-Romagna ha lavorato con una tavolo permanente allargato al contributo delle  associazioni regionali che ha prodotto le "Norme per la creazione della  Rete regionale contro la violenza di genere e per la promozione della  cultura dell'inviolabilità, del rispetto e della libertà delle donne".

Giovedì 7 febbraio sono state depositate all'Ufficio di Presidenza  dell'Assemblea legislativa le prime 326 firme che, come prevede la legge regionale 34/1999,  permettono di sottoporre la Proposta alla Consulta che ne deve giudicare l'ammissibilità.
Inizierà quindi l'importante percorso partecipato della raccolta delle firme a sostegno della legge (almeno 5000) in tutta la regione e contestualmente chiederemo ai Consigli comunali di pronunciarsi.




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