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PD, in Emilia-Romagna primarie per i parlamentari

14 giugno 2012

Pubblicato in: Interviste

«Il PD dell'Emilia-Romagna sceglierà i parlamentari con le primarie, anche se Roma decidesse di non farle». La decisione è stata presa dalla direzione del partito all'unanimità qualche settimana fa e a renderla pubblica è oggi il segretario dei Democratici, Stefano Bonaccini.

Non è mica uno scherzo fare le primarie per i parlamentari. Non sono pochi quelli scelti dal partito che rischiano di non rimettere più piede a Montecitorio o a Palazzo Madama. Sicuro che andrete fino in fondo?
«Questo è il percorso che abbiamo scelto all'unanimità: primarie per i parlamentari e rispetto del limite dei tre mandati previsto dallo Statuto. Ci potranno essere eccezioni ma non devono diventare la norma».

E se miracolosamente il Parlamento riuscisse ad abrogare il Porcellum e a votare una nuova legge elettorale che consente di scegliere ai cittadini chi eleggere?
«In quel caso bisognerebbe vedere tecnicamente quale legge elettorale avremmo, ma non escludo di fare lo stesso le primarie».

Possiamo dire che questa è la vostra risposta all'avanzata del movimento Cinque Stelle?
«Le primarie da sole non risolvono tutti i problemi politici ma in una fase storica come questa possono essere un formidabile strumento di partecipazione per colmare quel solco che si è creato tra eletti ed elettori a causa anche di una legge che ha espropriato i cittadini della scelta. E io preferisco sempre che siano migliaia e migliaia di elettori che decidano insieme a noi chi li dovrà rappresentare in Parlamento, piuttosto che quattro dirigenti in una stanza. Per questo proporrò di farle, anche se a Roma decidessero il contrario. Oggi c'è bisogno di un profondo rinnovamento delle classi dirigenti».

Qual è il suo giudizio sul primo anno di governo del sindaco Merola?
«Il sindaco e la sua squadra stanno lavorando bene in un quadro di drammatiche difficoltà dovute ai tagli prodotti dal fallimentare federalismo padano. E impostare l'avvio del mandato sul progetto di un piano strategico metropolitano, nonostante la crisi economica, è una scommessa coraggiosa. Su questo Merola si gioca molto del mandato amministrativo».

In queste ore c'è stato uno scontro durissimo tra l'assessore Ronchi che ha organizzato una rassegna di concerti rock in piazza Verdi e i comitati dei residenti della zona universitaria. Lei da che parte sta?
«Da amministratore a Modena ho fatto l'assessore al centro storico. So bene che le necessità di chi ci vive spesso sono quasi opposte a quelle di chi ci lavora o cerca occasione di ritrovo e svago la sera. E nell'equilibrio tra le due esigenze che si deve trovare la chiave per la soluzione dei problemi e dei conflitti. Non ho dubbi che offrire occasione di socialità sia importante ma al contempo è evidente che i residenti hanno il sacrosanto diritto di riposare».

Si pensava che l'evento più traumatico per la città fossero state le dimissioni di Delbono e il commissariamento. Ma poi c'e stata la tragedia del Cev e forse niente sarà più come prima. Che pensieri ha in merito a quello che e successo?
«Un unico pensiero: che rimane un vuoto incolmabile. Se n'è andato un ottimo politico e una delle persone più buone e sensibili che io abbia conosciuto. Per questo era così amato e popolare».

Bologna è stata solo sfiorata dai terremoti ma l'Emilia ha subito un colpo durissimo. Come si potrà ripartire?
«L'Emilia ha davanti una sfida gigantesca e sono sicuro che saprà dare una risposta all'altezza della storia della nostra gente. Errani e i sindaci stanno dando una prova di dedizione e un contributo di fiducia di cui tutto il Paese ha bisogno. La nostra gente spesso è arrivata per prima dove c'era bisogno, ora serve essere ricambiati».

Intervista di Olivio Romanini, Il Corriere della Sera Ed. Bologna, giovedì 14 giugno 2012




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