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A proposito di turismo culturale

25 maggio 2012

Pubblicato in: Dichiarazioni

Qualche giorno fa sul Corriere della Sera un articolo a tutta pagina che titolava “Dalla Cina l’invasione dei turisti-manager. Il viaggio premio in Italia per 2800 vertici di un colosso industriale cinese alla scoperta delle meraviglie dell’Italia dallo shopping, all’enogastronomia ma soprattutto alle meraviglie culturali e architettoniche del nostro paese”. Il mondo sta cambiando. Fino a qualche anno fa avevamo in mente un altro tipo di turisti quando parlavamo di cultura, niente a che vedere con quello che sta avvenendo oggi.

Oggi abbiamo di fronte, da un lato, i turisti che come i cinesi (ma anche i russi) vogliono in poco tempo fare un’abbuffata di Italia e vedere tutto quello di cui hanno sentito parlare e visto in tv, e quindi vengono ‘sbattuti’ da Milano a Firenze, da Roma a Venezia. Dall'altro ci sono coloro che invece, (così come Hermann Hesse, che dopo qualche giorno di permanenza a Firenze, gettò via la famosa guida tedesca perché voleva vivere autonomamente la città, provando le esperienze della popolazione locale e confondendosi con essa) sono alla ricerca di un turismo autentico ed esperienziale.
 
Il nostro territorio ha bisogno di inserirsi tra questi due sistemi. Non è facile, ma bisogna provarci. Il sistema pubblico/privato, in questo momento di crisi deve puntare a cambiare i vecchi schemi e velocemente adeguarsi alle nuove sfide. Un punto fondamentale che vale nell’economia in genere, ma anche e soprattutto nel turismo e a maggior ragione in territori che devono ‘sfruttare’ le alte potenzialità culturali e organizzarsi per acquisire nuove fette di mercato.
 
Secondo punto, il modello organizzativo: ricettività e imprese private devono essere strettamente connesse con l’azione pubblica. E' necessario oggi più che mai che il modello organizzativo sia partecipativo, si devono mobilitare tutti i membri anche nel processo decisionale e nell’individuazione della missione comune. Il valore si realizza attraverso la condivisione: dall’azione dell’imprenditore, che deve innovare le proprie strutture e investire nel creare le condizioni migliori dell’accoglienza, a quella della pubblica amministrazione che deve investire non solo in promozione, ma anche in ‘tenuta’ dei propri patrimoni e valorizzazione e difesa attraverso azioni di sostenibilità ambientale della bellezza dei paesaggi e dell’identità della comunità. E non ultimo nel sistema della raggiungibilità dei luoghi di vacanza. Tale rapporto di stretta connessione non è procrastinabile.

Qualche giorno fa si è svolta a Firenze la prima Fiera Art and Tourism sulle opportunità del turismo culturale. Un segnale importante per cominciare a discutere di questo tema, che non deve riguardare solo località come Firenze, Roma o Venezia. I territori, come quello dell’Alta Valmarecchia, hanno bisogno di essere considerati non solo nel circuito dei ‘Borghi più belli d’Italia’, per quanto importanti. E' necessario inserirci in un altro contesto: per potere valorizzare i beni culturali bisogna prima di tutto fare chiarezza su cosa sono e cosa rappresentano veramente, ma soprattutto capire che non è la quantità a fare la differenza, ma l'efficienza della loro gestione in termini di promozione, di valorizzazione e commercializzazione del prodotto.

I tesori disseminati nell'entroterra possono essere un forte punto di traino per l'intero sistema che va al di là della singola provincia. penso a San Leo e a Verucchio solo per fare due esempi che rappresentano eccellenze conosciute all'estero ed apprezzate da molti stranieri. Nella comunità che tutti gli economisti definiscono “2.0” è necessario, in economia come nel turismo, ragionare su nuovi sistemi di rete basati su comunità, meritocrazia, attivismo, collaborazione e fiducia; ma soprattutto velocità, efficienza e risorse.



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marcella bondoni |  turismo |   | 

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