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Partito Democratico - Emilia-Romagna
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Le nuove generazioni: siano le protagoniste della ripresa dell'Italia

4 settembre 2010

Pubblicato in: Feste

Rinnovare la politica. Cambiare il Paese”, questo il titolo del dibattito che ha avuto luogo alla Festa Provinciale del Partito Democratico di Bologna giovedì 2 settembre. Sul palco, l’eurodeputata PD Debora Serracchiani, il segretario del PD dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Matteo Ricci e Andrea de Maria responsabile per il partito delle nuove forme dell’organizzazione e della comunicazione.

È
Ricci, 36 anni, il più giovane presidente di provincia italiano, a prendere per primo la parola per ricordare, anche alla luce della sua esperienza personale, “che il PD ha una nuova classe dirigente già presente nei territori a livello amministrativo”. Il rinnovamento, insomma, per Ricci “è già iniziato, non bisogna inventare niente”. Da queste basi il PD deve partire per cercare di ricucire quello scollamento tra cittadini e politica “che mai come in questo momento risultate evidente”. È il risultato “delle politiche di Berlusconi – conclude – delle continue pagliacciate che ci vengono propinate” il caso Gheddafi è solo l’ultimo di questo triste elenco. “Sta al PD ora intercettare la voglia di cambiamento che si percepisce nel nostro Paese”.

Anche per
Zingaretti la nuova, e giovane, classe dirigente del Partito Democratico “è già diffusa sul territorio” e a lei spetterà “ricoprire il ruolo di protagonista nella nuova fase politica che abbiamo davanti”. Il PD è un grande partito, “popolare e di massa” ribadisce il presidente della Provincia di Roma, “che sceglie i suoi leader attraverso le Primarie” e che propone un confronto interno “che deve essere sereno, libero e costruttivo”. Le parole d’ordine per la ripresa del Paese non possono che essere “lavoro, politiche sociali, investimenti e sviluppo”; e proprio su quest’ultimo punto Zingaretti ribadisce che “dobbiamo denunciare la vergogna rappresentata dalla mancanza, in un momento di gravissima crisi economica, di un ministro dello sviluppo”, dicastero vacante da oltre 4 mesi.

La parlamentare europea
Serracchiani comincia il suo ragionamento a partire dalla proposta di un nuovo Ulivo presentata nei giorni scorsi dal segretario nazionale Bersani: “è molto positiva e ci consentirà di uscire dall’angolo in cui siamo stati messi e di recuperare rispetto allo strapotere della destra”. Prima il programma, dunque, e poi i ragionamenti sulla leadership, perché, ribadisce Serracchiani “il Paese ci chiede proposte e in questo momento le autocandidature sarebbero poco responsabili”. Meglio fare “un passo indietro”, perché la politica, conclude, “non è un fatto personale ma deve essere di tutti”.

Anche
De Maria, sposta il tiro “dal partito al Paese”, perché “è li che dobbiamo guardare” per “mettere al centro i territori e le persone”. Oggi occorre una “politica seria” fatta da persone (e da un partito) “che sappiano mettersi a disposizione dei più deboli”. Il berlusconismo, prosegue l’ex segretario del PD bolognese, “è in crisi ma Berlusconi non è sconfitto” e il futuro potrebbe riservarci anche “pericolose derive populiste”. Il PD deve vigilare su questo e, “facendosi forza di tutte le aree culturali e di pensiero che lo compongono”, proporre un’alternativa, “una svolta democratica di speranza”.

Il rinnovamento della classe dirigente non riguarda solo la politica”, queste le parole del segretario regionale Bonaccini. Dall’università all’imprenditoria, dai sindacati alle associazioni la questione esiste. “Ciò non sempre rappresenta una critica o un disvalore – prosegue – ma se raffrontato con la situazione degli altri Stati europei, allora può diventare un problema”. Se a questo si aggiunge lo stato di deriva di un Paese “amministrato da Berlusconi in 8 degli ultimi 10 anni”, ecco che la situazione si fa ben più grave. “Il nostro sta diventando un Paese ingiusto”, aggiunge Bonaccini, dove non esiste mobilità sociale e si allargano le disuguaglianze. Al PD e al centrosinistra spetta reinvertire la rotta, investendo “su una nuova politica industriale e sulla ricerca”, vero strumento, quest’ultimo, per recuperare le eccellenze italiane che fino a pochi anni fa erano date per scontate, e per rendere “le nuove generazioni protagoniste della ripresa dell’Italia”








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