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Lombardelli: "La manovra economica non va"

24 giugno 2010

Pubblicato in: Dichiarazioni

Questa la dichiarazione di Marco Lombardelli:

Per mesi il governo ha negato la crisi. Adesso Berlusconi dice che siamo i più ricchi d'Europa. Peccato che la realtà sia un'altra: posti di lavoro cancellati, aumento delle richieste di cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali, attività imprenditoriali e negozi che chiudono.

Le continue difficoltà in cui è tuttora immersa l'Italia non hanno avuto, in realtà, significativi interventi di contrasto da parte del Governo che ha giustificato l'estrema scarsità di interventi con la necessità - rivendicata ancora in tempi molto recenti dal ministro dell'Economia - di salvaguardare l'equilibrio dei conti pubblici.

I dati di consuntivo, resi noti dall'Istat tre mesi fa, dicono però che quell'equilibrio non è stato rispettato e che i risultati del 2009 sono stati vistosamente peggiori delle previsioni formulate dal Governo.

Come evidenzia il rapporto del Nens, dal lato delle entrate, sono mancati all'appello ben 18,5 miliardi di euro di entrate correnti (il 2,6% del totale consuntivato da ISTAT a fine 2009), solo in parte rimpiazzati da 9,3 miliardi da maggiori entrate in conto capitale, essenzialmente consistenti nell'entrate da condono -quasi 5 miliardi- e da una tantum. Questo a fronte di un forte aumento del debito pubblico che, come ha dichiarato la stessa Banca d'Italia, nel mese di giugno ha toccato il suo massimo storico.

Non c'è, dunque, né una "questione Grecia" né una "questione Europa": c'è una "questione Italia", che questo Governo ha fino ad oggi colpevolmente ignorato.

Questo nostro Paese sta vivendo una situazione pericolosa.

Nel 2000 eravamo al 117% della media europea del reddito procapite e adesso siamo al 94%.
A Trento la disoccupazione giovanile è all'11% e in Sardegna è al 44%. Noi convergiamo verso le economie più deboli d'Europa e ci allontaniamo dalle economie più forti mentre all'interno il Sud si allontana dal Nord.

La crisi ha accelerato questo scivolamento. In due anni abbiamo perso quasi il doppio della ricchezza rispetto all'area Euro.  Dovremmo adesso crescere il doppio per tenere il passo, ma già nel 2010 cresceremo un po' meno degli altri e la destra nega il problema.

E alla fine, come in diversi avevano pronosticato è arrivata una manovra economica di 24 miliardi di euro, una stangata pazzesca a carico in larga parte di cittadini, lavoratori, imprese, Regioni ed enti locali.

La manovra significa meno servizi alle persone, meno risorse per edilizia pubblica, viabilità e sostegno alle imprese.

Alle Regioni vengono tagliati 4 milioni di euro nel 2011 di trasferimenti che lo Stato garantiva per le materie trasferite o delegate alle Regioni e che riguardano servizi essenziali come trasporti, edilizia pubblica, agricoltura, difesa del suolo.
Le riduzioni del 10% degli stanziamenti ministeriali, non colpiscono i ministeri ma mettono in discussioni risorse per il fondo per la non autosufficienza, il fondo sociale per l'affitto, viabilità, trasporti. Ovvero pagheranno ancora quelli che già pagano: i cittadini meno abbienti, il mondo del lavoro e dell'impresa.

In Emilia - Romagna verranno a mancare circa 650 milioni di euro, i Comuni con più di 5000 abitanti subiranno un taglio dei trasferimenti pari a 1,5 miliardi nel 2011 e 2,5 nel 2012, circa 30 euro per abitante nel 2011 e 52 nel 2012.

Insomma, ad una situazione grave sul piano economico e finanziario per il nostro Paese si risponde con azioni pesanti e sbagliate che penalizzano anziché dare respiro, sviluppo e crescita.

E si penalizza il nord, perché sembra incredibile doverlo sottolineare, ma l'Emilia - Romagna è una regione settentrionale del nostro Paese e compete con le realtà più avanzate dell'Europa.
Non è vero, quindi, che stiamo scivolando verso il centro - sud, la nostra Regione per risultati raggiunti e standard qualitativi è tra le realtà più importanti e innovative d'Europa.
Nord, pianura padana quindi e non Padania, che non esiste e che fa parte di una preoccupante involuzione culturale che occorre respingere al mittente.

Una situazione grave, che impone una seria riflessione da parte di tutte le forze sociali e imprenditoriali. Le classi dirigenti, a cominciare da quelle di questa città, non possono essere strabiche, rigide con le autonomie locali e vaghe rispetto alle politiche del governo.
Poche le voci preoccupate verso un centro destra che riduce le risorse per le imprese e le potenzialità di investimento degli enti locali. Non penso si possa lasciar correre senza interrogarsi sulla scelta del governo di non investire né nel futuro, né nell'innovazione.


Allora è arrivato il momento che tutti abbiano un po' di coraggio.
Non si può fare la faccia feroce solo con la politica.

Chiedere alla pubblica amministrazione quindi agli enti locali di pagare in tempo i fornitori e quindi le diverse aziende significa far finta di non sapere che il sistema delle autonomie locali da tempo ha l'acqua alla gola grazie alle politiche di questo Governo. La, legittima, richiesta di rispettare i tempi dei pagamenti va, dunque, rivolta a chi ha la responsabilità dei ritardi: il governo.

Un territorio che deve sapere fare sistema, una grande Bologna, città metropolitana, capace di essere polo centrale effettivo del sistema regionale.

Una città la nostra che deve poter aspirare ad avere un ruolo non solo locale ma Europeo sulle infrastrutture, sui servizi, sul sistema culturale e delle imprese.

Per questo è importante un Piano Strategico per Bologna, ma in una macchina oltre al motore serve la benzina per far funzionare il tutto: allora questo strumento senza la politica avrà un respiro corto e in questo momento Bologna vive una fase di commissariamento che ci auguriamo possa finire al più presto.

In campo deve poter tornare un progetto forte che disegni la città dei prossimi 15/20 anni, che veda protagonisti i diversi attori, sociali, culturali ed economici della società bolognese e una politica irrobustita capace di camminare speditamente alzando la testa per evitare di inciampare.



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