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Elezioni regionali 2010, analisi del voto e prospettive future

14 aprile 2010

Pubblicato in: Dichiarazioni

La sintesi dell'intervento di Marco Lombardelli, coordinatore dell'Esecutivo regionale PD al convegno di martedì 13 aprile al circolo Passepartout di Bologna

Non si può cantar vittoria ma non si può neppure gridare alla sconfitta.
Penso si possa riassumere così il dato elettorale scaturito dalle urne alle ultime elezioni regionali.
Il Partito Democratico e il centro sinistra a livello nazionale perdono realtà importanti (Lazio e Piemonte), ma sono state sette le Regioni vinte dalle forze progressiste, un risultato per nulla scontato  visti i dati che ci avevano consegnato i passaggi elettorali precedenti.
Si manifesta un marcato calo di consensi al centro destra e si restringe sensibilmente la forbice tra il centro sinistra e le forze conservatrici.
Penso occorra guardare senza timidezza ai dati elettorali e a i flussi di voto, per fare una analisi corretta di quello che è accaduto e definire le iniziative politiche conseguenti.
Mi ha stupito infatti, nel dibattito nazionale, la tendenza ad una lettura frettolosa e parziale piegata più ad esigenze di dibattito interno al partito, che alla reale necessità di comprendere l'accaduto e scegliere assieme la strada corretta per ripartire.
Non penso che il punto sia "cambiar linea" ma come, invece, far vivere nella società la nostra proposta politica, come far crescere un vero progetto di governo alternativo a quello proposto dal Premier, come sviluppare e rendere maggioritario nel Paese un progetto politico - culturale di cesura col berlusconismo.
L'astensionismo che si è manifestato, le scelte verso altre forze politiche e neo movimenti politici, sono chiaramente indice della concretizzazione del distacco tra larghe fette dell'elettorato e la politica, una disaffezione profonda della quale occuparci.
Sulle spalle di queste persone grava una crisi sociale profonda, che non è alle nostre spalle e che ha colpito anche qui nella nostra Regione.
Vedono mancare una risposta adeguata dal Governo nazionale ma al contempo questa situazione deve interrogare anche noi.
La risposta non può essere meno politica, ma più politica seria e concreta capace di riannodare i fili e di essere credibile.
Spetta anche a noi, in tutto il Paese, ingranare un'altra marcia e accelerare, dando al nostro partito quel carattere di soggetto popolare, radicato e utile.
Se non sarà così la disaffezione, l'antipolitica e i tratti populistici già evidenti non potranno che aumentare e permeare ulteriormente.
In Emilia-Romagna, proprio grazie ai risultati di governo ottenuti in questi anni da Vasco Errani e dal centro sinistra, possiamo camminare speditamente verso il consolidamento delle politiche praticate ed al tempo stesso accettare le sfide a testa alta che una società e una comunità complessa e esigente come la nostra ci pone.
Una realtà che compete quotidianamente con le altre realtà settentrionali ma che per le caratteristiche economiche, sociali e produttive e per gli standard raggiunti, si colloca alla pari con le più avanzate Regioni d'Europa.
Vanno letti con queste lenti i risultati elettorali in questa Regione, il fenomeno del grillismo, le percentuali della Lega Nord, i dati del non voto, provando a sprovincializzare una lettura datata da "blocco rosso".
L'Emilia-Romagna vive, per le caratteristiche che ha, tutti i processi economici e sociali presenti nel nord del Paese e nelle realtà territoriali più avanzate, con questi dobbiamo fare i conti.
Il lavoro di questi mesi e quello che svilupperemo nelle prossime settimane dovrà sempre più caratterizzare il Partito Democratico di questa regione come il partito che sa parlare al mondo del lavoro, delle piccole e medie imprese, della cooperazione; il partito che vuole pensare un welfare sempre più efficace e che fa dei temi ambientali un proprio tratto distintivo e identitario.

Insomma, è questo il punto, avere la tenacia, la forza e al contempo l'umiltà, di costruire, assieme alle migliori forze sociali, economiche e culturali, un serio progetto di governo perché in testa si ha una credibile idea di società.
E' quello che dovremo fare anche a Bologna nei prossimi mesi in vista delle prossime elezioni amministrative.

Disegnare con passione e intelligenza i tratti della Bologna del futuro, valorizzandone cultura, storia identità e facendo tesoro dei risultati ottenuti, perché non si parte da zero, d'altronde in questi anni abbiamo vinto ma essendo consapevoli che la sfida "a questo giro" è più alta e non può essere giocata solo all'interno dello stesso perimetro.
I dati di Bologna ci parlano di un partito, che con l'impegno di molti, ha saputo in termini percentuali invertire una tendenza e di una coalizione che raggiunge un risultato significativo.
Ovviamente non possiamo commettere l'errore di considerare traslabili quei dati sulla competizione per l'elezione del Sindaco, ogni partita come noto fa storia a se, occorre quindi, costruire un progetto di governo condiviso capace di allargare i confini tradizionali del centro sinistra a forze sociali e movimenti civici a cominciare da chi in questi mesi non si è preoccupato di evidenziare la necessità di dare alla città un governo democraticamente eletto per ridarle quanto prima fiato e farla ripartire.
Insomma, scegliere i compagni di strada di una avventura che sappiamo essere, già da oggi, molto impegnativa.
E il cammino di questa città non può che intrecciarsi con quello della Regione, del Paese e dell'Europa.
Bologna non può non aspirare a giocare un ruolo significativo nel sistema regionale ed al contempo collocarsi tra le città europee più avanzate in termine di qualità dei servizi, innovazione, coesione sociale e buona amministrazione.
Per questi motivi penso che con il Congresso Provinciale del Partito Democratico di Bologna alle porte abbiamo una grande occasione di fronte a noi, quella di misurarsi sulla politica, sul futuro di questa città, sull'impegno e il ruolo del PD ma soprattutto quella di iniziare a mettere in campo i tratti e i contenuti per una proposta politica per la Bologna dei prossimi anni.

Mi auguro che questa occasione non venga sprecata con una discussione fragile e prevalentemente interna, illudendoci, magari percorrendo scorciatoie organizzative, di sopperire a quello a cui a mio avviso abbiamo davvero bisogno, un progetto politico di governo attrattivo e vincente.



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